Laghi glaciali

I ghiacciai e le aree circostanti, come è evidente in particolare negl ultimi decenni, costituiscono un ambiente in rapida evoluzione fortemente condizionato dai cambiamenti climatici. A tale evoluzione è sovente associata la formazione dei laghi glaciali la cui origine è profondamente legata alle dinamiche ed alle morfologie glaciali. Nell’attuale fase climatica, caratterizzata da una marcata riduzione delle masse glaciali e da processi accelerati di fusione, la formazione di laghi glaciali è un processo che si presenta con sempre maggiore frequenza.

Più in dettaglio, con riferimento alla loro localizzazione, questi laghi possono essere definiti: periglaciali (presenti nelle aree circostanti al ghiacciaio, in contatto o meno con esso), proglaciali (davanti al ghiacciaio), epiglaciali (sopra la superficie del ghiacciaio) o endoglaciali (all’interno del ghiacciaio).

Nel Geoportale Catasto Ghiacciai sono riportati i laghi glaciali di neoformazione originatisi sul territorio regionale tra il 1975 ed il 2005. Le informazioni sono state ricavate principalmente dal confronto di ortofoto aeree relative a periodi diversi e da successivi sopralluoghi effettuati in situ. I laghi così censiti sono oltre 120.

La presenza e la formazione di laghi glaciali, oltre a rappresentare un’evoluzione del paesaggio, può, in alcuni casi, costituire un fattore di rischio rilevante. Basti pensare, ai laghi di neoformazione che si originano a seguito dell'azione di sbarramento di una morena o di una diga glaciale durante la ritirata di un ghiacciaio in scioglimento. Altri fenomeni simili sono legati alla formazione di sacche d’acqua all’interno del ghiacciaio, che possono potenzialmente dare luogo a fenomeni di svuotamento improvviso (“rotte glaciali”), con conseguente formazione di ondate di piena e/o di colate detritiche (debris flow), in grado di raggiungere anche infrastrutture o centri abitati anche di fondovalle.

Alcuni degli esempi più noti di questi fenomeni, verificatisi in diversi settori dell’arco alpino, caratterizzati da potenziali situazioni di rischio per il fondovalle sono il Lago effimero del Belvedere (2002), il Lago effimero del Rocciamelone (2004) ed il Lago di Grindewald (2005). In questi casi, al fine di diminuire il rischio potenziale di rotta glaciale, sono stati effettuati diversi interventi per drenare gli accumuli idrici di neoformazione. Anche in Valle d’Aosta sono storicamente noti fenomeni di piene o lave torrentizie derivanti dallo svuotamento improvviso di laghi glaciali: il caso più emblematico è quello del Lago di Santa Margherita formatosi presso il Ghiacciaio del Rutor (La Thuile).

A evidenza del crescente rischio potenziale sul territorio regionale legato a questi fenomeni, vi è il recente esempio di neoformazione del Lago di Grand Croux (2018, Cogne), formatosi alla fronte del ghiacciaio da cui prende il nome, dove Fondazione Montagna sicura - Montagne Sûre ha coordinato le attività di mitigazione del rischio.

CONSULTAZIONE DEL GEOPORTALE CARTOGRAFICO

Il Catasto dei laghi è articolato in una parte cartografica ed un database associato. Sulla cartografia i laghi di neoformazione sono evidenziati da un cerchio azzurro, cliccando sul maptip si accede ad una scheda in cui sono riportati i dati di maggior interesse ed un’immagine dello stesso. I dati riportati sono i seguenti:

  • il nome del lago che è associato all'apparato glaciale di origine. In caso vi siano più laghi questi vengono identificati con una numerazione progressiva (es. Rutor I, Rutor II, ecc.)
  • il Comune di appartenenza;
  • il bacino idrologico di appartenenza;
  • la superficie (m2);
  • il perimetro (m);
  • la quota (m s.l.m.);
  • le coordinate geografiche del centroide del poligono rappresentante il lago (UTM - ED50);
  • il codice identificativo univoco: esso riprende il codice del ghiacciaio di appartenenza secondo la classificazione del World Glacier Inventory (WGI) seguito dal suffisso "L" ed il numero progressivo del lago in caso di più laghi appartenenti allo stesso apparato glaciale (es. il lago Rutor IV avrà come codice 14L01516012 – L4);
  • l'origine: classificazione del lago sulla base della genesi di formazione (sbarramento, contatto glaciale, escavazione glaciale, ecc.);
  • le caratteristiche delle sponde: breve descrizione dei materiali che costituiscono la diga spondale (ghiaccio, roccia, materiale detritico, ecc.):
  • l'immissario : la presenza o meno dell'immissario;
  • l'emissario : la presenza o meno dell'emissario;
  • l'alimentazione (fusione nivale, nivo-glaciale, ecc.);
  • il metodo di localizzazione (ortofotografia, rilievo GPS, ecc.);
  • l'anno del rilievo ;
  • la data della ripresa fotografica.